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La storia della biblioteca Melchiorre Dèlfico

creato da Archivio fotografico
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ultima modifica 26/03/2017 00:26

Quella che è attualmente la Biblioteca Provinciale "Melchiorre Dèlfico" di Teramo cominciò a formarsi, come primo nucleo, nel 1814, in seguito alla emanazione degli Statuti ne' Reali Licei del Regno di Napoli, che faceva séguito alle leggi in proposito emanate (1806) da Giuseppe Bonaparte e (1811) Gioacchino Murat: ciascun Real Collegio doveva avere una sua biblioteca.
La prima dotazione libraria si ebbe con gli acquisti effettuati tramite i fondi dell'Istituto e con i doni del Dicastero della Pubblica Istruzione di Napoli: ma nei primi 10 anni di vita la biblioteca restò riservata al Real Collegio. Divenne di uso pubblico nel 1826, quando Melchiorre Dèlfico, con rogito del 15 giugno del notaio Gaetano Grue, donò al Real Collegio una buona raccolta di libri, consistenti in massima parte nella collezione dei "Classici Italiani", da lui iniziata a Milano nel 1805 e che tuttora sussiste fra le opere più pregiate della nostra Biblioteca. La raccolta comprendeva circa 300 volumi, per un valore di 800 ducati e fu alienata dal Dèlfico con la condizione che - nel caso il Real Collegio venisse soppresso - la Biblioteca diventasse proprietà del Comune di Teramo. A séguito di questa donazione la Biblioteca divenne d'uso pubblico, trasformando anche il suo carattere di semplice "libreria" scolastica in una vera e propria biblioteca di carattere generale. Altre donazioni si succedettero negli anni che seguirono: tra il 1868 e il 1873, quando per legge vennero soppressi i beni delle Congregazioni religiose, furono immessi nella Biblioteca alcuni fondi appartenenti a varie librerie claustrali (notevole quello del Convento di Maria SS. delle Grazie), nelle quali si rinvennero pergamene e codici dei secoli XIII e XIV. Altre donazioni si ebbero da parte della stessa famiglia Dèlfico, fino all'ultima del 1940, assai importante sia per il valore che per la consistenza del fondo. Infatti i Conti Dèlfico donarono la loro preziosa Biblioteca privata consistente in 6237 volumi di opere a stampa dei secoli XVI, XVII, XVIII e dei primi decenni del sec. XIX, oggi contenuti in armadi neogotici del 1853 e una parte dei manoscritti del grande uomo politico e filosofo. Incrementi notevoli si ebbero altresì nel corso di tutto il primo novecento con cospicue donazioni di volumi ma anche di preziose suppellettili, mobili d'epoca e opere d'arte, ad opera di famiglie teramane (Palma, Palombieri, Manetta, Milli, Pannella, Muzii, Ventili!, Rosati, Rubini, Mancini, Marcozzi) secondo una consuetudine tuttora viva (donazione Nardini, Pistocchi, restauro delle librerie Manetta), segno di un'attenzione e di una tradizione civile capace nel tempo di consolidare il legame fra la società teramana e la sua Biblioteca. Attualmente essa conta circa 260.000 tra volumi e opuscoli e possiede, tra l'altro, una raccolta d'arte (quadri e sculture di Casciaro, Zonaro, Pagliaccetti, Della Monica, Celommi, Cavacchioli, A. Muzii, Di Giuseppe, D'Antino, Morganti, Martella, Aurini, Chiarini, Melarangelo ecc.) di notevole importanza. Dal 1949 la "Dèlfico" dipende dall'Amministrazione Provinciale di Teramo.

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